Nel Museo Etnografico Cerignolano (1979), tra i numerosi contenitori acromi in terracotta usati come contenitori di acqua e prodotti presso le nostre antiche FORNACI, andate distrutte tra il 1975–1976 per fare spazio ad anonime costruzioni residenziali, ivi ci soffermeremo su una modestissima GIARA “la ggiarr(e) k(e) bb(e)v(e) l’akqu(e)” realizzata e donatami dall’ultimo FORNACIAIO, Maestro POTITO FERRARO (1) nel lontano 26 marzo 1976. In tale occasione, ebbe modo di “consegnarmi” anche le relative e circostanziate informazioni verbali sul nostro MANUFATTO, oggetto della nostra trattazione.
Presso il succitato MUSEO, la “GGIARR(E)” è ubicata nella stanza-ricostruzione della “CASA del BRACCIANTE” di fine OTTOCENTO; essa è poggiata sul coperchio “u kuvirchy(e) che copre “akk(e)mmogghj(e)” la RASOLA “rasoul(e)”, un grosso contenitore per l’acqua, un manufatto d’argilla acroma.
Trattasi di un manufatto “UNICO”, ormai! Molto semplice nella sua completezza. È un manufatto ACROMO che presenta segni decorativi sia incisi che impressi. Due le ANSE “i mman(e)k(e)”, i MANICI applicati ai lati del MANUFATTO.
DESCRIZIONE
L’ARGILLA usata risulta molto “depurata”, più raffinata, lavorata al TORNIO. L’altezza del MANUFATTO risulta: h. cm. 72. La GIARA è stata realizzata in due parti, quella inferiore la BASE, il “piede”, piatto e circolare con uno spessore di cm. 1,2. Segue, in altezza una “gola” di cm. 4, poi a seguire una “pancia” che si dilata fino ad arrivare al massimo nella parte centrale. Quindi, si restringe proseguendo fino ad arrivare ad un orlo alto cm. 1.
Il FORNACIAIO, quando l’argilla era umida e in fase di lavorazione, con l’orlo completamente circolare, veniva applicata e “SALDATA” con argilla umida la parte superiore. Inizialmente, prendeva la forma cilindrica; seguiva una svasatura che con la tornitura si dilatava grazie alla guida esperta delle dita dell’artigiano, fino ad arrivare all’altezza dei due MANICI (anse). Finalmente, molto poco appariscente, veniva modellata una GOLA dallo sviluppo svasato sempre più ampio. Tale dilatazione arrivava fino all’altezza massima corrispondente all’ORLO MODANATO sommitale.
Il lavoro di modellamento dell’argilla continuava con maestria, infatti, il fornaciaio procedeva, adoperando il dito medio e il pollice, nell’esercitare, sull’ampia fascia costituente la “bocca” del manufatto, una PRESSIONE, ben calibrata e simmetrica, realizzando QUATTRO introflessioni del LABBRO in modo tale che, visto dall’alto, risultasse essere una perfetta forma QUADRILOBATA. Infatti, la visione dall’alto ci dà modo di vedere ed osservare, al meglio, “l’INGEGNO” posto in opera sulla GIARA, mediante “saldatura” di un altro tipico elemento in argilla, con la parte che genera il particolarissimo “RUMORE”.
Si diceva prima che, fra la parte basale e quella superiore, prima della SALDATURA, l’esperto FORNACIAIO collocava, con maestria, un DISCHETTO di argilla cruda bagnata sul quale praticava CINQUE FORI, quattro molto piccoli realizzati al margine del discetto, posti a croce, mentre il quinto, molto più ampio, al CENTRO.
Due sono le ANSE che venivano applicate al corpo della GIARA. Questi presentano una decorazione TORTILE. Infatti, partendo da una porzione di argilla cruda, bagnata e lavorata, la stessa veniva allungata come un cordone così da ottenere un buon spessore a sezione circolare per poi essere torta per ottenerne il MANICO. Seguiva una ulteriore decorazione sugli stessi, lavorando con stecche di legno che, premute nella parte centrale di ambo i lati, andavano a creare, con la pressione, una fascia decorativa a creste arrotondate sui vari lati. Tutto ciò per dare pregio decorativo all’intero manufatto, ma anche per la PRATICITA’ dovuta all’impugnatura. Una buona presa era necessaria quando la stessa veniva riempita di acqua sotto il cannello di una fontana pubblica o privata, dalla SECCHIA del pozzo o altro. Non poteva scivolare e rompersi cadendo. Aggiungo che, così fatta, dava comodità per sollevarla e berne il contenuto.
Ma vi è anche una decorazione esterna, seppur nella sua semplicità, che rappresenta il tocco finale, di CREATIVITA’ e di TALENTO del FORNACIAIO. Si tratta di una DECORAZIONE del tipo IMPRESSA sull’argilla cruda, bagnata. Una ONDA che percorre sia nella parte anteriore che in quella posteriore e che va da parte a parte, evidenziando TRE rispettive CRESTE per lato. Questa decorazione è stata realizzata a FASCIA LARGA con opportuna STECCA lignea. Più in alto viene a trovarsi una DECORAZIONE, sempre con la identica tecnica, nata dalla PRESSIONE eseguita dall’estremità di un manico di attrezzo o di un tampone già preparato ed adattato; TRE PUNTI da una parte e TRE PUNTI dall’altra a sovrastare le singole CRESTE delle ONDE. Il significato è palese: le ONDE e le GOCCE d’ACQUA.
Il MANUFATTO presenta la parte anteriore integra, mentre la parte posteriore reca una vistosa rottura che va ad interessare la “BOCCA”. È possibile notare la incollatura di tre frammenti: uno molto grade e due molto più piccoli. Nonostante il trauma subito dalla GIARA, nel complesso, il VALORE documentale del bel MANUFATTO non è inficiato.
Ma ora veniamo al MECCANISMO, molto particolare e singolare, che tanto piaceva al popolo quando beveva; il rumore caratteristico che si creava, a partire dal DISCHETTO, durante la fuoriuscita dell’acqua e che tanta gioia donava. Impugnata la GIARA piena di acqua, fin sotto il DISCHETTO, senza superarlo, veniva sollevata e posizionata nell’atto del bere; si attivava così, grazie alla presenza dei quattro fori piccoli laterali e quello centrale più grande, una fuoriuscita d’acqua che creava un flusso peristaltico ritmato dalla sonorità molto particolare.
Naturalmente, la sonorità, il ritmo, il flusso veniva interpretato dal popolo a proprio modo ovvero “la ggiarr(e) ka quann(e) bb(e)iv(e) l’akqu(e) s(e) sen(e)t(e)n(e) kan(e)tè) i vvucill(e)” .
Una storia misteriosa, intrigante, affascinante, fantasiosa e gioiosa. Sa di magico come la “lampada di Aladino”. Una SONORITA’ sibillina che faceva presa molto sul popolo.
Cerignola, 2 Aprile 2025 Matteo Stuppiello
Nota
(1) – POTITO FERRARO (*Cerignola (FG) 12.5.1923 †Cerignola (FG) 24.1.2001) figlio di Francesco e di Galantino Anna. Abitava in via Benito Tatarella 28.













AMICO, COLLABORATORE – DONATORE e CONSULENTE
La Foto è tratta dalla “Pagellina” del Trigesimo donata, il 23.2.2001, dalla Sig.ra LUCREZIA CIANCI, vedova Ferraro.